Che donna sei? Quante volte me lo sono domandata, quando ero molto più giovane e non sapevo nulla di me stessa se non, che desideravo essere brava e bella.
Per esserlo avrei dovuto mangiare poco, bere del caffè senza zucchero o bevande non caloriche, mangiare tanta frutta. Mi premeva inoltre essere anche una brava studentessa, figlia e fidanzata e quando non sapevo porre rimedio a tutto, perché facendo la brava studentessa non mi rimaneva tempo per curare i miei affetti e viceversa, disperavo, me la prendevo con me stessa, mi riempivo di sensi di colpa, soffrivo. Del resto, dovevo anche trovare tempo per fare sport, curare casa, e magari diventare anche brava a cucinare, il che mal si conciliava con le diete alle quali mi sottoponevo periodicamente, per stare in guardia dai chili di troppo ….
Non ho mai avuto un vero e proprio problema di sovrappeso, né un disturbo alimentare, anche se, per molto tempo, ho idea di esserci passata accanto, pur rimanendo, nei limiti.
Tutto era cominciato in una casa dove mi ero trasferita con le mie amiche, all’università. Al muro della cucina avevamo appeso una tavola enorme, attraverso la quale calcolavamo le calorie d’ogni singolo cibo. Io studiavo medicina, ma non ne sapevo ancora nulla dei disturbi alimentari, mentre un nostro amico, vedendo la cura eccessiva che mettevamo nelle diete ce ne parlò con parole semplici, spiegando i rischi ai quali andavamo incontro, se non ci fermavamo a riflettere.
Mi ricordo quelle parole, anche perché si trattava di un ragazzo gentile e sincero che non giudicava le persone (che gran pregio!), ma che per puro affetto, si era impegnato a spiegarci qualcosa, non deve essere stato facile…
Non era semplice parlare di come ci vedevamo grasse, anche se agli occhi degli altri apparivamo normali, per via di un nostro bisogno eccessivo, d’apparire perfette**.
Così siamo venute a sapere che sono davvero tante le ragazze che suggestionate dalle mode del tempo si giudicano grasse in misura indipendente dal loro peso reale o comunque sproporzionata, e che affidano al tentativo di dimagrire la soluzione di conflitti, insoddisfazioni, problemi psicologici di varia natura. Sono persone che non correrebbero gravi rischi di soprappeso ma che sulla base di una cattiva accettazione della propria immagine fisica, attraverso la moltiplicazione delle diete, creano un rapporto ossessivo con il peso e con l’atto di mangiare, sviluppano disturbi del comportamento alimentare più o meno conclamati e infine, qualche volta, cadono paradossalmente in un’autentica obesità.
Sono passati molti anni da allora, e ho accumulato, come tutti, dell’esperienza in più.
Ogni tanto, ora, mi capita di guardare certe giovani donne, per le strade della mia città. Appaiono sicure, ma c’è qualche cosa di teatrale nel loro modo di presentarsi, come se le strade del centro fossero il loro palcoscenico e loro le interpreti di un certo personaggio… Sono belle e molto attente al loro aspetto esteriore, si spostano ostentando una certa sicurezza, prestata dai vestiti e dalle borse alla moda o dai capelli curati e l’aspetto sensuale e ho idea che senza quest’aspetto, tale maschera, si sentirebbero invisibili. Faccio fatica a credere che quando ero una ragazza, le ammiravo … Ora so che sono soltanto delle ragazze che si mettono il vestito più bello, trasformandosi per un po’ in qualche cosa che non ha nulla d’autentico. Vorrei che qualcuno m’ avesse spiegato- magari un’altra donna, con il suo esempio di vita- che non conta la forma, ma la sostanza. Se potessi parlare alla ragazza che sono stata, le direi di stare molto attenta ai suoi sogni ed ideali, la spingerei ad analizzare ed a cercare di capire i suoi perché. Mi racconterei che la vera sicurezza è quella che viene dall’interno e che si può avvertire anche quando si hanno addosso soltanto un paio di jeans e magari qualche chilo in più. Mi spiegherei inoltre, quanto è difficile, sapere tutte queste cose a venti anni, quando t’ affacci allo specchio e non sai chi sei, quando un vestito bello e qualche chilo di meno ti prestano un’identità di cui hai bisogno per sentirti “definita” anche solo brevemente, perchè non conosci ancora bene te stessa e hai bisogno di capire e di capirti e che tutto questo può succedere perché ci vuole del tempo per crescere, per inventare pagina dopo pagina il libro del proprio carattere, è normale fare fatica, è una strada in salita… Ma è molto bello, dà molta soddisfazione dipendere sulle proprie forze o non su quelle della bellezza esteriore, è bello imparare, lavorare, conoscere la vita, amare se stessi, conoscere i propri pregi, accettare i difetti come se fossero i lati più deboli che hanno bisogna di cura, affetto e comprensione per migliorare e non si trattano come degli aspetti da nascondere a tutti, spinti da una vergogna antica. Mi spiegherei che ci sono degli stereotipi femminili ai quali ci si deve ribellare, perché sono le idee che per anni la società ha inculcato alle donne e che noi non dobbiamo essere brave e belle ma dobbiamo essere noi stesse e cercare d’essere serene, e felici anche se abbiamo qualche chilo in più o un naso storto, o qualsiasi altra cosa che riguarda l’apparenza esterna. Mi ricorderei anche che tutto questo richiede del lavoro, impegno psicologico, non basta che qualcuno te lo spieghi, devi chiedere aiuto, leggere, informarti, cercare di capire te stessa… Bisogna sempre parlare delle cose che ci preoccupano o che ci fanno stare male.
Crescere fa paura, è un percorso faticoso e difficile, è bene condividerlo con qualche persona fidata.
*Plate ha un blog che parla d’anoressia e di bulimia che si chiama “il cuore tra le mani”.
Il titolo la dice tutta perché questa ragazza s’impegna veramente ad informare chi soffre da disturbi alimentari e di tendere una mano, sia attraverso i post, sia tramite i messaggi privati. E’ una cosa importante, ci sono tante ragazze la fuori che non hanno ammesso con se stesse o con i loro cari di avere un disturbo alimentare e che, di nascosto. Plate stimola queste ragazze a chiedere aiuto e ad uscirne.
Ha chiesto anche a me di partecipare al suo blog. All’epoca non avevo tempo, se per questo non ne ho nemmeno adesso, ma ora va un po’ meglio. Allora ho scritto un post per il suo blog che pubblico anche qui.
**L’ho letto spesso nei libri, i disturbi alimentari, sia l’anoressia, sia la bulimia sono la malattia della perfezione! Perfezionista è definita una persona che si pone degli obbiettivi incredibilmente alti, fatto che è spesso accompagnato dalla paura di fallire e dalla preoccupazione di sbagliare.